La mia attrezzatura fotografica negli anni

ADESSO HO DECISO DI VENDERE ANCHE TUTTO IL MATERIALE EDIXA – https://blog.pavesi.net/sales/

La preistoria 1954 – 1960


Ho iniziato a fotografare a 6-7 anni con una box-camera Agfa. Naturalmente bianco e nero su un rullo 6 x 9 si facevano 8 o forse 9 fotografie. Fotografavo solo in vacanza in estate al mare o in montagna.  Foto solo al sole. Otto fotografie dovevano bastare per tutta la stagione. Spesso i negozi di fotografia sviluppavano il negativo e lo stampavano a contatto, senza ingranditore. Il formato era sufficientemente grande e ci si accontentava anche perché una o due foto si tenevano nel portafoglio. 
Poi mio padre mi permise di usare la sua Agfa 6 x 6 a soffietto. Dodici fotografie o 16 se spostando 2 alette interne si riduceva il formato a 4,5 x 6. Usavo sempre quel formato. E iniziai a capire di tempi (dal secondo al 1/300) e diaframmi: l’obiettivo era un 85 mm f 4,5. Iniziai a usare un esposimetro esterno italiano.

L’evoluzione 1959 – 1962 

Per un paio d’anni ho avuto una Ferrania Ibis, sicuramente peggio della 6 x 6 Agfa.  Avevo anche un lampeggiatore con lampadina al magnesio, ad ogni flash la lampadina si bruciava. La mia insegnante di inglese ci aveva consigliato di esercitarci leggendo giornali o riviste che trattavano argomenti per noi interessanti. Avevo iniziato a leggere Life e Popular Photography. Su Life trovavo sempre fotografie fantastiche. PopPhoto era un mensile americano che purtroppo ha cessato le pubblicazioni nel 2017. Articoli e discussioni di tecnica, e pagine di pubblicità dove si trovava tutto il possibile del mercato USA. Naturalmente comperare in USA allora era quasi impossibile e in Italia si trovava molto meno.

Il periodo analogico, la camera oscura e le diapositive 1962 – 1995


Dovevo assolutamente avere un ingranditore e decisi di costruirlo. Una scatola di legno con una lampadina all’interno, forata sotto dove collegavo la Agfa 6 x 6 con il dorso aperto interponendo due vetrini come portanegativo. Aumentava il tiraggio (distanza tra piano focale e obiettivo è questo era ottimale per proiettare il negativo a 30-40 cm sul piano di lavoro e ottenere stampe di 10 x 15 o 13 x 18.
Ingrandimento e messa a fuoco praticamente fissi. Quel formato o niente. Gli studi di chimica mi permisero di fare anche qualche esperimento con sviluppatori fatti in casa con formule che si trovavano su libri e riviste. Oppure prodotti pronti. Ricordo il Rodinal.
Negli ultimi anni mi comprai anche la bibbia dello sviluppo il Sistema Zonale di Ansel Adams. Lo possiedo ancora, non lo lessi mai veramente, qualche esperimento lo feci ma era complicato ed io volevo passare rapidamente dagli scatti alla stampa.. 

Le macchine analogiche “SERIE”  1965 – 2000


Iniziai con una Edixa (Foto 1 ). Manuale ovviamente senza esposimetro. Inizialmente solo il 50 mm uno Schneider Xenar 2,8. Mi piaceva che si potesse togliere il pentaprisma e guardare nel mirino ( Foto 2) se necessario tra la folla anche tenendo la macchina capovolta sopra la testa. Pesava forse più di 1 Kg. Made in Germany a Wiesbaden per la precisione. Di queste macchine ho deciso recentemente di disfarmi e le ho vendute su eBay ma ho lasciato qualche foto e video qui https://blog.pavesi.net/sales/ Presi subito un Lunasix (esposimetro professionale). Cominciai a scattare diapositive a colori, prevalentemente Kodachrome 25 o 64. Il Kodachrome in Europa, a differenza di altre pellicole, si sviluppava solo in un Laboratorio Kodak e quando si tornava dalle vacanze si dovevano aspettare anche due o tre settimane per avere le dia sviluppate. Negli USA le sviluppava solo un laboratorio in Kansas ormai chiuso. Fu fatto anche un film “KODACHROME” con la storia di un padre e un figlio che attraversano gli USA per raggiungere il laboratorio negli ultimi giorni prima della chiusura e riuscire ad avere sviluppati gli ultimi rullini.
Molte delle mie foto nella Galleria sono diapositive Kodachrome poi scannerizzate con uno Scanner Nikon.
Volevo un teleobiettivo e smontai il 85mm dalla 6×6 per adattarlo alla Edixa con tubi di prolunga ed il tappo del corpo macchina forato per installarci l’obiettivo. Risultati mediocri che diventavano pessimi quando lo montavo assieme ad un raddoppiatore di focale. Poi in pochi anni presi anche i classici grandangolo 28 mm e il tele 135mm.
Per la stampa avevo ormai un ingranditore vero, un Durst 35.
In seguito arrivarono altre macchine una Pentax LX, una LeicaCL ed una Leica M6 che usai pochissimo ed anche una Rollei 6×6 che mi costrinse a cambiare l’ingranditore con un Durst M605 6×6 con testa a colori. Potevo stampare a colori senza filtri di correzione perché la lampada era regolabile sui tre colori fondamentali, ma usai il colore solo per stampare diapositive su carta con il sistema Cibachrome. All’epoca non era facile avere una macchinetta tascabile decente. Scelsi una Olympus XA: aveva un piccolo telemetro e un esposimetro accoppiato. Funzionamento semiautomatico a priorità dei diaframmi, si impostava il diaframma e la macchina sceglieva il tempo visualizzato nel mirino con un ago mobile lungo la scala dei tempi. Non era male, le dimensioni molto piccole famano accettare una leggera vignettatura negli angoli ed un bouquet dello sfuocato meno gradevole di macchine piò costose per via del diaframma a sole 4 lamelle che producevano una aperture del diaframma quadrata.
Ormai non ho più niente di questa roba, è finito tutto su eBay. Il digitale mi ha convinto passo passo a vendere tutte le attrezzature analogiche

Il passaggio al digitale 1995 – 2017

Le prime digitali erano una delusione e per un po’ di tempo convissero piccole digitali con le analogiche. Poi arrivarono le prime reflex e decisi di rimanere con Pentax visto che avevo ormai una bella serie di obiettivi dal 20 al 300mm. Presi un paio di Pentax, la K10 e poi la K20. Naturalmente con il formato del sensore APS C la focale cambiava e non avevo più un vero grandangolo. Presi un 15-30 mm un vero mattone. Cambiai molte macchine in quel periodo, provando il formato M4/3 sia di Olympus che Panasonic. EP2 – EP3 – GH2 – fino a quando passai alla OMD EM1 MKII che ho tuttora. 

Bob Krieger

Ho avuto la fortuna di frequentare un corso di fotografia con Bob Krieger, proprio negli anni di passaggio dall’ Analogico al digitale ed è stata una grande esperienza. Un grande maestro del ritratto.

La mia attrezzatura attuale

Il pezzo forte della mia attrezzatura attuale è una Olympus OMD EM1 MKII con una buona serie di obiettivi dal 7mm al 200mm. Per molto tempo ho coltivato il sogno di avere una digitale FullFrame, ma poi ho “rinunciato”. Vista la qualità del sistema ho venduto le Pentax che avevano un sensore APSC e mi sono “accontentato” . Per il formato M4/3 è opportuno usare obiettivi molto luminosi e non chiudere troppo il diaframma: il link qui sopra spiega bene le motivazioni. Comunque gli ultimi obiettivi professionali Olympus mi soddisfano e credo che per un uso amatoriale non serva andare oltre: in fondo il massimo che pretendo è vedere una bella immagine su uno schermo TV 4K o su un MAC da 27″ che arriva a 5K (14.745.600 pixel), quindi 20 MPixel mi bastano. Se poi si pubblica sul Web il file è addirittura eccessivo. Il formato M4/3 inoltre mi da una leggerezza piacevole anche portando in giro diversi obiettivi.
Nel tempo ho imparato che più che il numero di pixel, che ormai è elevato anche sui telefoni, conta la superficie del sensore, come era una volta la dimensione del negativo. Il Full Frame 24 x 36 arriva a 864 mm2
La OMD ha un sensore 17,3 x 13 = 224,9 mm2
Oltre alla OMD ho anche altre “piccole” da usare di volta in volta secondo cosa vado a fotografare.
Olympus TG4 Tascabile subacquea. Indispensabile in barca, al mare, sulla neve, in spiaggia. Sensore 6,17 x 4,55 = 28,7 mm2
Sony RX100M7 con un sensore da 1″ 13,2 x 8,8 = 116,2 mm2. e uno zoom 25-200 che porta la qualità delle immagini quasi al livello dalla OMD restando compattissima.

Poi ho preso anche una Panasonic TZ100 per Paola.
Finalmente nessun sensore inferiore a 1″.

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